• Walter Meregalli

I maestri della fotografia: Annie Leibovitz

La regina Elisabetta II


“(…) Ci insegnarono che, per un giovane fotografo, la cosa più importante era imparare a guardare. E saper guardare non c’entrava nulla con gli strumenti a disposizione. (…)imparare a guardare! E Annie Leibovitz, classe 1949, ha fatto di questo insegnamento un credo irrinunciabile, tanto addirittura da aggiungere che delle lezioni di tecnica non ricordasse una sola cosa.

Annie Leibovitz nasce a Waterbury, nel Connecticut, il 2 ottobre del 1949, ma è stata la West Coast a consacrarla al successo internazionale. La famiglia di Annie si trasferisce in California, a San Francisco, al seguito del padre di Annie, ufficiale dell’aeronautica. Nel 1970, Annie viene assunta come fotoreporter dalla neonata Rolling Stone. La rivista, poco più che locale, affondava le proprie radici editoriali nel fervore degli ambienti liberal di Berkley e questo lasciò grande libertà alla giovane Annie e alla sua creatività.

L’arrivo di Annie Leibovitz a Rolling Stone coincise con importante nuovo corso editoriale: le fotografie, fino ad allora relegate ad un ruolo meramente riempitivo, diventarono l’elemento fondamentale dell’impianto grafico del giornale.

Nei 13 anni che lavorò per Rolling Stone, Annie Leibovitz documentò come mai era accaduto prima il mondo del rock, in particolare, e della musica americana in generale. Nel 1975 seguì i Rolling Stones nel corso della loro tournée mondiale. Era la prima volta che un fotografo si univa ad una rock band. “Fu Mick (Jagger) ha volere che viaggiassi con loro. Mick voleva che diventassi il loro Cartier-Bresson, non ho mai capito che cosa intendesse.” La Leibovitz aprì la strada e, a distanza di 40 anni,  il documento fotografico  del tour degli Stones è uno dei lavori più interessanti per ciò che riguarda il connubio musica e fotografia.

Uno degli scatti più famosi del lavoro al seguito del tour degli Stones del 1975


Chiuso il capitolo Rolling Stone, Annie si è dedicata alla fotografia di ritratto e non c’è personaggio famoso, tra gli Anni Settanta e gli Anni Novanta che non sia stato immortalato dall’obiettivo della Leibovitz, da John Lennon alla regina Elisabetta, passando per O.J. Simpson e Arnold Schwarzenegger. I suoi ritratti sono opere di incredibile sintesi tra l’indiscusso talento fotografico e la capacità di entrare in sintonia con il soggetto ritratto. Annie Leibovitz ha fatto della stretta collaborazione tra fotografo e soggetto una caratteristica imprescindibile del suo modo di fotografare.

Dan Akroyd e John Belushi, i Blues Brothers


Il Duca Bianco, David Bowie


John & Yoko. Un’icona dei nostri tempi. Purtroppo soltanto poche ore dopo questo servizio, Lennon fu assassinato.


Alla domanda ricorrente, come mette a proprio agio le persone che fotografa, Annie Leibovitz dà una risposta che rivela tutta la sua caratura, come fotografa, ma soprattutto offre, in poche semplici parole, uno dei pilastri concettuali per un ritrattista: “Non cerco di mettere le persone a proprio agio. (…) La domanda dà per scontato che lo scopo finale sia quello di scattare una ‘bella’ fotografia, ma un buon ritrattista punta a qualcosa di diverso che potrebbe anche non essere una ‘bella’ immagine. (…)”

LOS ANGELES, CA —  28 febbraio 2014: Annie Leibovitz al Chateau Marmont  ( Liz O. Baylen / Los Angeles Times )


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© 2015 by Walter Meregalli.

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