• Walter Meregalli

Paesaggi: tutto a fuoco!

Paesaggio industriale – un solo piano, f.8 e f.11 bastano e avanzano


Scattare paesaggi significa essere padroni della profondità di campo.

Innanzitutto, prima di iniziare a scattare, è bene che facciamo un ripasso sul concetto di profondità di campo. La profondità di campo (in inglese depth of field, abbreviato spesso con DOF)   è la distanza davanti e dietro al soggetto messo a fuoco che appare nitida.

La profondità di campo è regolata da tre parametri:

  1. apertura del diaframma

  2. focale dell’obiettivo

  3. distanza dal soggetto

Saltiamo a piè pari i tecnicismi e cerchiamo di fissare le regole pratiche:

  1. diaframma chiuso : maggiore profondità di campo (più oggetti a fuoco)

  2. focale piccola : maggiore profondità di campo

  3. distanza del soggetto massima : maggiore profondità di campo

Se impariamo queste tre regole pratiche, possiamo poi immaginare anche come fare a minimizzare la profondità di campo – ma non è l’argomento del post.

Per cui, per scattare foto di paesaggi dove tutti i piani risultano a fuoco, dobbiamo, scattare con un diaframma chiuso, usare una focale ridotta e porsi ad una distanza piuttosto considerevole dal soggetto.

Molto semplice, direi!

Come scattare belle foto di paesaggio I paesaggi funzionano meglio quando riusciamo a creare due piani perfettamente a fuoco. Un primo piano, che ci invita a guardare  e un secondo piano, all’orizzonte. Per ottenere tutti i due piani a fuoco, non dobbiamo fare altro che seguire il consiglio sopra; diaframma chiuso, focale ridotta e distanda considerevole dal primo piano. E… tah-dah! il gioco è fatto. Potrebbe sembrare una perdita di tempo o una velleità inutile includere un soggetto in primo piano in uno scatto di paesaggio, ma ricordiamoci che l’occhio inizia a guardare i paesaggi partendo dal primo piano e quindi aiutiamolo!

Ogni obiettivo ha un diaframma ideale, un’apertura cioè che permette di ottenere la massima definizione. Non è quasi mai in corrispondenza né della massima apertura, né della minima. Quello che gli anglofoni chiamano sweet spot di solito si trova tra f.8 e f.11 – in corrispondenza di queste aperture di diaframma i nostri obiettivi danno il massimo. Spesso però, se siamo molto prossimi al primo piano o se abbiamo più elementi che corrono verso lo sfondo, dobbiamo abbandonare la massima definizione in favore della massima profondità di campo, che si ottiene chiudendo il diaframma e scendendo a f. importanti, quali ad esempio f.16 o f.22.

Regola pratica – se inquadriamo un paesaggio su un solo piano (ad es. una catena montuosa lontana, o degli edifici) impostiamo tranquillamente il diaframma su f.8 (f.11 al massimo).

… e ricordiamoci di tenere gli orizzonti dritti e per questo aiutiamoci con un cavalletto!

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© 2015 by Walter Meregalli.

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